Esiste uno strettissimo numero di capi che nascono perfetti, tanto funzionali e wearable che la loro essenza sembra appartenere a un olimpo di archetipi del linguaggio della moda e la loro origine perdersi nella notte dei tempi. Il piumino è di diritto parte di questa stretta cerchia. Irrinunciabile alleato nei giorni più freddi, ultra-comodo eppure così cool!
Ma quando nasce esattamente questo must-have adatto a sfidare le condizioni climatiche più dure?
Come spesso accade per le grandi invenzioni umane, anche per le genesi del piumino “l’ingegno” nacque dalla necessità o, per essere più precisi, dalla tragedia sfiorata.
Alaska, Gennaio 1935, l’escursionista di Seattle Eddie Bauer sta conducendo una battuta di pesca nella Olympic Peninsula con l’amico Red Carlson. Esausto per la fatica che richiede trascinarsi il bottino della spedizione, Bauer decide di liberarsi della pesante giacca in lana che indossa.

Il protagonista di questa vicenda ancora non lo sa, ma ha appena esposto sé stesso a un grande rischio: le rigide temperature hanno infatti rapidamente cristallizzato il sudore e l’acqua in ghiaccio e non ci vuole molto perché l’impavido Eddie si accasci, sfiorando la morte per ipotermia. Stremato, ma ancora in possesso di quel tanto di lucidità necessaria, il commerciante di Seattle riesce a sparare due colpi di revolver mettendo in allarme l’amico che si precipita in suo aiuto traendolo in salvo.
Se per Bauer, che possedeva un negozio di articoli sportivi e da caccia, soddisfare la propria clientela realizzando indumenti e attrezzature ad hoc faceva parte della routine quotidiana, quella per le attività en plain air rappresentava una vera e propria passione.La brutta esperienza insinuò nella mente del sopravvissuto un tarlo da cui non riusciva a liberarsi: creare un capo inedito, un’indumento che riuscisse a essere caldo, leggero e impermeabile.
Il tassello mancante per la realizzazione del capo venne dai racconti sulle Armate Russe, le truppe che avevano scelto di marciare coperti da giacche imbottite in piuma durante la guerra in Manciuria.
Bauer sostituì alle livree rutene il proprio marchio di fabbrica: cuciture a forma di rombo realizzate in cotone per tenere l’imbottitura aderente al corpo.
Siamo 1936, finalmente il primo piumino della storia vede la luce e si chiama Skyliner.
Fu sufficiente un solo anno perché la Moda tentasse una propria rilettura di questo modello.
Nel 1937 l’istrionico Charles James ideò la sua Pneumatic Jacket, offrendo al mondo la prima versione griffata di questa futura icona di stile. Il prototipo dello stilista non incontrò però il favore dell’industria pret-a-porter e James stesso fu costretto ad ammettere che confezionarlo su larga scala era troppo complicato.
Nel frattempo la ricerca ad opera di Bauer avanzava e, nel 1940, la sua “invenzione” fu ufficialmente registrata. Stranamente il brevetto non faceva riferimento alle piume scelte per rendere caldo il capo, ma solo al tipo di impuntura, un fatto davvero curioso visto il nome con il quale sarebbe passato alla storia.
Nel 1942 arrivò la consacrazione del lavoro di Eddie: sotto commissione dell’Areonautica a stelle e strisce nacque il B-9, un modello capace di tenere al caldo per tre ore a temperature di -56 °C e che incoronò il piumino a vero e proprio Cult.
Abilissimi nell’arte delle appropriazioni, i demiurghi dello stile non poterono esimersi dal tornare sulla scena del crimine, e questa volta il successo fu clamoroso. Negli anni ’70 la designer newyorkese Norma Kamali inaugurò la Piumino Couture grazie allo Sleeping Bag Coat, una sorta di vestaglia imbottita ottenuta dall’unione di due sacchi a pelo (in inglese sleeping coat per l’appunto). Il modello conobbe una fortuna clamorosa, tanto che è ancora reperibile sul mercato, divenendo capostipite di un filone che non sembra conoscere battute d’arresto.
Il cosiddetto trend Puffy diventa universale, adottato da sottoculture come quella dei Paninari italiani negli anni ’80, rivisitato senza sosta dai nomi di punta del fashion system. Memorabili a questo proposito, la versione di Martin Margiela nel 1999 e quella di Demna Gsvalia per Balenciaga nel 2016.
Altra menzione d’obbligo tra coloro che fanno scuola va sicuramente a Moncler che, non contento di aver scalato la vetta imponendosi come main brand del settore, attraverso il progetto Genius immagina il piumino come una tela su cui una selezione di stilisti visionari imprimono idee e universi sensoriali.

In perfetta sintonia con la moda street, vero e proprio credo che raccoglie un numero di seguaci in continua ascesa, il piumino è oggi un capo versatile, adatto a più occasioni d’uso e che offre opzioni di sostenibilità ecologica.
Corto, lungo, lucido, opaco, avvitato o skinny, il bello di vivere nel 2021 è che c’è solo l’imbarazzo della scelta, tutto è ammesso a patto che chi si siede al tavolo del gioco conosca le regole del buon gusto.
Potremmo individuare due macro-trend della stagione, già sicuri che si confermeranno tali anche il prossimo inverno: tinte metalliche e army taste.
Argento, platino, ma anche avorio e antracite in versione shiny, compongono una tavolozza preziosa che ben si accorda con i look più sofisticati e metropolitani, mentre l’ormai intramontabile sapore militare che contamina i nostri guardaroba ben si sposa con il DNA del capo garantendo un grintoso passe-partout per la stagione fredda.
Sono serviti un quasi assideramento, tenacia, know-how, le Armate Russe, l’Areonautica Militare Americana e le mani di diversi designer, ma finalmente abbiamo una certezza: un Amore Imbottito è per sempre!