“Let’s all meet up in the year 2000” (incontriamoci nell’anno 2000) cantava Jarvis Cocker, frontman della band Pulp. Come sappiamo nella moda tutto torna e, nella ciclica riscoperta delle decadi più cool del nostro recente passato, era solo questione di tempo perché l’ultima frontiera ancora inesplorata si presentasse come un orizzonte ricco di stimoli.
Ricordate il fermento attorno al fenomeno nascente del mondo dot.com e l’ansia per il millenium bag?
Ebbene è proprio quell’atmosfera, in cui pop culture e pionierismo tecnologico la facevano da padroni, a essere uno dei grandi temi ispiratori del 2021.
Fino a poco fa troppo prossimo per essere giudicato stimolante, oggi l’anno 2000, ribattezzato sinteticamente con l’acronimo Y2K (Year 2 Thousand), è infatti abbastanza lontano da suggestionarci piacevolmente. Millenials e Generazione Z, quella dei nativi digitali, accolgono allora a braccia a aperte l’entusiasmo per quel periodo epocale in cui, con il passaggio a un nuovo millennio, avevamo le sensazione di vivere gli albori di un futuro inedito.
L’ immaginario made in Y2K è preciso, rappresentato e presidiato da pellicole cult come The Matrix, Legally Blond, Mean Girls e personaggi idolatrati come la Carrie Bradshow di Sarah Jessica Parker in Sex&TheCity.
Erano gli anni delle Destiny’s Child, di Britney Spears, Christina Aguilera, Missy Elliot, Paris Hilton, dei giocattoli divenuti icone del loro tempo come le Bratz Dolls.
Ma in che modo ciò che indossiamo e indosseremo nel 2021 evoca lo stile Y2K?
Lo sportswear ha ben interpretato il ruolo dell’ariete nella nostra percezione di cosa è cool e cosa no; In modo quasi impercettibile questa attitude ha aperto una breccia che ben presto si è allargata.
Oggi come allora, ad esempio, la jumpsuit è un outfit di indubbio successo.
Jlo e Paris Hilton furono tra le più celebri testimonial di ieri, Gigi Hadid, Hailey Bieber, Kim Kardashan e Rihanna (che festeggia il 4 anniversario del suo Fenty nato in colaborazione con Puma) quelle di oggi.
Per un primo tuffo nel 2000 potete quindi partire da questa comodissimo ensamble, da indossare con top e canotte abbinate, giacche in jeans e sandali chunky. Non scordate inoltre che le ultime tendenze vogliono tonalità brillanti come il rosa, il blu o il verde; attualissima anche l’opzione monocromatica.
La predilezione per uno stile smart e comodo di quegli anni ha riscritto la silhouette di pantaloni e jeans, prediligendo modelli fluidi e ampi, proprio come la maggior parte di quelli visti sfilare in passerella per le collezioni primavera/estate 2021.
Quest’anno anche le varianti più corte non intendono perdere in praticità così, usciti di scena micro shorts strappati alla Hazzard, riconquistano la ribalta i bermuda che, insieme ai pantaloni pinocchietto e il buckett hat ci riportano alla mente la Joy Potter, squisitamente Naiff, interpretata da una giovanissima Katie Holmes nel teen-drama Dawson’s Creek. Non sapete con cosa abbinarli? I top leggermente corti che lasciano scoperta la parte finale dell’addome sono la risposta: Baby Tee, camicie, t-shirt e top da annodare sul fronte sono un assoluto must-have infallibile.
Per quanto riguarda i pattern da scegliere in sintonia con questo trend, bisogna ricordare che l’equilibrismo era ta la doti più evidenti dell’estetica made in 2000. Tutto era pensato per comunicare l’idea di leggerezza, i tagli dritti e le stampe essenziali: scegliente quadri, righe e motivi iper-stilizzati.
In tema di cromie l’en pendant era quasi un’ossessione per quella decade, ma anche se ventun anni più tardi il mix&match sembra la regola, scegliere tinte unite che diano l’idea del twin-set è un trend che conserva il suo perché. Il cosiddetto doppio denim ne costituisce un ottimo esempio: il total look in jeans è attualissimo.
L’inclinazione a un look più fresco, casual e informale ha permesso alla moda a cavallo tra i due millenni di giocare anche con materiali lucidi e metallici senza perdere l’appeal easy-to-wear, ma andando invece a impreziosire anche i look da giorno. Britney Spears docet.
L’arrivo del 2000 portava con sé entusiasmo, ma anche cautela, la voglia di un futuro ancora inedito, ma anche la vertigine dinnanzi a una pagina bianca ancora tutta da scrivere. Il necessario, ma difficile, distacco dalle certezze consolidate e rassicuranti del novecento instillò nei pionieri della nuova era quel germe nostalgico per il passato che sarebbe sbocciato nell’ossessione per il vintage nelle decadi a venire.
Viste le premesse, viene dunque da domandarsi se l’estetica di quel periodo trovi oggi nuova attualità solo come orizzonte ancora vergine per quel grande gioco di recupero che è la moda o se, invece, al sorgere in una nuova era post-covid, caratterizzata dall’entusiasmo di un nuovo inizio, ma minacciata dalle nevrosi di un futuro incerto, le affinità elettive con lo Y2K non siano più intime e profonde… Del resto ormai lo sappiamo: l’abbigliamento non fa che mettere in scena fervori, esaltazioni e idiosincrasie dell’individuo che sceglie di indossarlo